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Il sonno REM può “aiutare” il cervello a dimenticare

La fase di sonno cosiddetta REM (dall’inglese rapid eye movement, il movimento oculare rapido) è un affascinante momento del nostro riposo in cui facciamo la maggior parte dei sogni. Recentemente però è stato scoperto che nella stessa fase il cervello potrebbe dimenticare volutamente ciò che ha appena sognato.

In uno studio condotto sui topi da un team di ricercatori giapponesi e statunitensi, finanziato dal National Institute of Neurological Disorders and Stroke (NINDS), è stato scoperto che la fase REM è controllata da neuroni conosciuti per produrre un ormone stimolante l’appetito.

Ti sei mai chiesto come mai dimentichi la maggior parte dei sogni? La stessa domanda se l’è posta anche Thomas Kilduff, direttore del Center for Neuroscience di Menlo Park, in California, e autore dello studio pubblicato sulla rivista scientifica Science.

“I nostri risultati suggeriscono che l’attivazione di un particolare gruppo di neuroni durante il sonno REM, ha il compito di controllare se il cervello riesce a ricordare nuove informazioni dopo una buona notte di sonno”, ha dichiarato nell’articolo.

Quella REM è una delle numerose fasi del sonno che il corpo attraversa ogni notte. Si verifica per la prima volta circa 90 minuti dopo essersi addormentati ed è caratterizzata da occhi guizzanti, battito cardiaco accelerato, arti paralizzati, onde cerebrali risvegliate e lo sviluppo di molti sogni.

In questo studio il Dr. Kilduff ha lavorato con il laboratorio del Dr. Yamanaka e quello di Akira Terao presso l’Università di Hokkaido, in Giappone, per esaminare le cellule vicine che producono l’ormone che concentra la melanina (MCH), una molecola nota essere coinvolta sia nel controllo del sonno che dell’appetito.

I ricercatori hanno scoperto che la maggioranza (52,8%) delle cellule MCH ipotalamiche si attivavano quando i topi stavano attraversando la fase REM, il 35% si attivavano solo quando i topi erano svegli e il 12% invece entravano in azione in entrambe le occasioni.

Hanno anche scoperto alcuni indizi che suggeriscono come queste cellule possano svolgere un ruolo nell’apprendimento e nella memoria. Le registrazioni elettriche e gli esperimenti di tracciamento eseguiti, hanno infatti dimostrato che molte delle cellule ipotalamiche inviavano messaggi inibitori all’ippocampo, il centro della memoria del cervello.

“Da studi precedenti condotti in altri laboratori, sapevamo che le cellule MCH erano attive durante il sonno REM. Dopo aver scoperto questo nuovo circuito, abbiamo pensato che queste cellule potessero aiutare il cervello a immagazzinare i ricordi”, ha affermato il dott. Kilduff.

Per verificare questa intuizione, i ricercatori hanno utilizzato una varietà di strumenti genetici per attivare e disattivare i neuroni MCH nei topi durante i test di memoria. Nello specifico, hanno analizzato il ruolo svolto dalle cellule MCH nella periodo successivo all’apprendimento di qualcosa di nuovo, ma prima che questa nuova conoscenza venisse archiviata o consolidata nella memoria a lungo termine.

Gli scienziati hanno provato diversi test di memoria, incluso uno che ha valutato la capacità dei topi di distinguere tra oggetti nuovi e familiari. Con loro sorpresa hanno scoperto che “accendere” le cellule MCH durante la conservazione peggiorava la memoria, mentre disattivandole si otteneva l’effetto contrario, vale a dire migliorarla.

Ad esempio, l’attivazione delle cellule ha ridotto il tempo trascorso dai topi ad annusare nuovi oggetti rispetto a quelli familiari, mentre spegnere le cellule ha dato l’effetto opposto.

“Questi risultati suggeriscono che i neuroni MCH aiutano il cervello a dimenticare attivamente nuove informazioni, evidentemente quelle ritenute non importanti. Poiché si pensa che i sogni si verifichino principalmente durante il sonno REM, la fase del sonno in cui le cellule MCH si accendono, l’attivazione di queste cellule può impedire che il contenuto di un sogno venga memorizzato nell’ippocampo, con la conseguenza che venga rapidamente dimenticato”, ha concluso Kilduff. 

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